
19/10/2026 – Il futuro è da sempre una proiezione in avanti del nostro modo di intendere le cose. E come tale è spesso animato da desideri, sogni e ambizioni che talvolta deformano la realtà possibile e distraggono rispetto alla vera fattibilità delle cose.
L’essere umano ha sempre coltivato un’autentica passione per il futuro e per le scoperte, atteggiamento da cui sono scaturite esplorazioni e invenzioni che nel tempo hanno caratterizzato la vita moderna. E questo fenomeno è inarrestabile, inciso nel nostro DNA e portatore da sempre di curiosità, coraggio, visione.
Ciò cui stiamo assistendo oggi, fra robotica, spazio, intelligenza artificiale e sistemi di comunicazione non ci dovrebbe sorprendere più di tanto, anche se siamo sempre più spaventati e scettici sui possibili effetti di tanta innovazione spinta. Ciò che utilizziamo quotidianamente e ciò che facciamo in ogni momento, poggia su una gamma infinitamente ampia di soluzioni tecnologiche frutto di quelle esplorazioni e quelle invenzioni che nei decenni scorsi ci hanno visto andare sulla Luna, poi esplorare le profondità oceaniche, quindi analizzare righe di codice scritte da super esperti sulle tastiere e le bobine di ingombranti elaboratori elettronici, quando solo pochi anni prima tutto era manuale, analogico, fisico e per niente virtuale.
A cosa stiamo assistendo oggi ? A quello che ci sembra avere i connotati di una rivoluzione epocale se osservata con gli occhi “stanchi” di una generazione assuefatta alla velocità dell’innovazione e all’obsolescenza veloce di ciò che era nuovo ieri. Ma in realtà assistiamo a evoluzioni di tecnologie che viaggiano con un passo molto molto rapido, perché una rivoluzione epocale lo è stata davvero nel 1969 l’allunaggio di uomini sulla superficie lunare. Da lì sono derivate nuove tecnologie che oggi sono banalità all’interno delle nostre automobili o nei nostri cellulari, ma ciò che conta molto di più è la direzione che da quel momento abbiamo intrapreso !
E’ su questo aspetto che dobbiamo concentrarci di più per affrontare la velocità dell’innovazione che ci travolge ogni giorno.
Solo nell’ultima settimana ho visto tanta innovazione da restare a bocca aperta.

Ho incontrato un robot umanoide che camminava tra la gente e interagiva con le persone che circolavano in una fiera e mi sono interrogato sul grado di straordinarietà di questa innovazione.
Pensandoci bene questo simbolo di futuro porta con sé una serie di tecnologie che già conosciamo, oggi “impacchettate” in un format affascinante e non più noioso come una scatola con una tastiera, ma frutto di evoluzioni e sinergie raffinate tali da consentire movimenti fluidi e livelli di interazione che una ram estremamente potente e un elaboratore altrettanto efficiente possono offrire in modo da raggiungere un livello eccellente di capacità di ambientazione in un contesto reale.

Ho visto poi Tesla presentare un’auto che viaggia sottosopra, incollata all’asfalto, per poi lasciarsi cadere in un volo controllato e atterrare in sicurezza dopo un volo di oltre dieci metri.
Ma anche in questo, riflettendo attentamente, trovo tecnologie già esistenti, impacchettate anche qui in un format affascinante che ci porta a vedere il futuro di uno strumento che oggi utilizziamo quotidianamente con un approccio molto più tradizionale.
E l’elenco delle innovazioni futuribili continua, fra un Rover Perseverance che continua a lavorare per noi a 400 milioni di chilometri, sulla superfice di Marte, e una Stazione Spaziale Internazionale che orbita attorno alla terra tutti i giorni a 28.000km/h e oltre 400 Km sopra le nostre teste, sfornando in continuazione dati ed esami da test in atmosfera zero gravity.


Il segreto è cercare di vedere la direzione della palla, non la sua posizione attuale. Se riparametriamo il nostro cervello in quest’ottica, possiamo imparare a leggere il futuro con un occhio diverso e possiamo imparare a trarre le informazioni più utili, scartando quelle superflue, talvolta inutili o impossibili per la nostra realtà, scaricando lo scetticismo e il timore di vedere le innovazioni come inutili o pericolose.
Perché nel futuro che ci rappresentano qualcosa di utile c’è sempre, qualcosa di cui approfittare c’è sicuramente e il fatto che venga “impacchettato” come un sogno impraticabile o come una sfida futile e costosa non deve inquinare il nostro giudizio e la nostra curiosità. Le aziende investono molto, moltissimo, nel creare un futuro ambizioso e desiderabile e per tale ragione hanno bisogno di affascinare e ammaliare, sì da ricevere consenso e – ancor più importante – capitali. E’ solo così che possono farci vedere il futuro e alimentare la curiosità e l’esplorazione, solo così potremo ricevere i benefici indiretti di tutto questo come oggi circoliamo agilmente in qualunque luogo del pianeta, con un navigatore satellitare fra le mani e un traduttore che ci consente di comunicare con chiunque in tempo reale.
Se la robotica è destinata a diffondersi numericamente a livello di produzione, dovremo cercare di individuare cosa potrà accadere molto più avanti grazie a quelle funzionalità oggi impacchettate (per continuare ad usare quest’espressione) in una figura che emula le nostre gesta e le nostre azioni. Da qui sarà più facile capire a quali strategie puntare in qualità di professionisti, fornitori, studiosi o ricercatori. In altre parole, impacchettata la tecnologia, bisogna comprendere cosa serve per quali bisogni o quali esplorazioni future. E’ accaduto lo stesso fenomeno nei primi anni ’80, quando sono apparsi i primi telefoni portatili, con una valigetta da tenere in mano per pochi minuti di conversazione costosissima. Fatta la tecnologia e impacchettata in quella valigetta, abbiamo poi compreso che l’oggetto non serviva così com’era, ma serviva sviluppare e portare all’estremo i concetti su cui quella tecnologia era nata: mobilità e multifunzionalità. Da qui sono partite le esplorazioni verso la miniaturizzazione, l’efficienza, le applicazioni in ambiti diversi, la convergenza e l’interconnessione con altri ambienti di elaborazione.
Proviamo quindi a leggere il futuro in questo modo: fissando i concetti base e cercando di sviluppare la visione su un piano differente, culturale, umano, relazionale. Le strategie aziendali necessarie si spostano quindi su altri ambiti, sulla storia e sulla filosofia, sulla giustizia, sulla psicologia, sul benessere, sul tempo, sull’etica.
E qui arriviamo al cospetto di un’altra innovazione, ancor di più riconosciuta a livello unanime come rivoluzione epocale: la famigerata a tanto discussa Intelligenza Artificiale.

Come fare, in questo caso, a leggere un futuro ? L’I.A. non è semplice da comprendere perché il dato relativo alla velocità di evoluzione è incredibile. Si rischia di cadere nell’ovvio molto più velocemente di quanto si crede, mentre questo strumento evolve e comprende noi molto meglio di come noi possiamo comprendere lei. E allora cerchiamo di adottare una prospettiva radicalmente diversa. Torniamo al passato e immaginiamo l’uomo dell’antichità che osserva le stelle attribuendo loro un valore divinatorio, senza avere alcuno strumento mentale e logico per poter leggere un futuro che oggi noi vediamo attraverso le lenti del telescopio Hubble o le telecamere del Rover Perseverance.
Cosa ha fatto quell’uomo, nel passaggio dall’antichità a oggi ? Ha esplorato e non ha avuto paura, ha anche fallito e ha sacrificato qualcuno dei suoi simili, ha attraversato guerre e rivoluzioni culturali, ha plasmato la sua mente rispetto ad un mondo che man mano cresceva rinforzando la sua capacità di studiare, comprendere, normare, inventare, immaginare e sperimentare, utilizzando gli strumenti inventati e costruiti di epoca in epoca, sempre verso la stessa direzione: il futuro !
Oggi quindi, probabilmente, la strategia necessaria è quella che ci porta a percorrere questi passaggi, con ruoli e funzioni diverse, utilizzando gli strumenti a nostra disposizione, la stessa Intelligenza Artificiale quindi. E la strategia aziendale dovrà reinventare alcune capacità e alcuni ruoli, implementare funzioni di studio e analisi/comprensione, funzioni di controllo e normazione, funzioni tecniche e tecnologiche, funzioni creative e visionarie, sempre verso la stessa direzione: il futuro !
Uno scenario che si ripete puntualmente, che ci richiede di essere coraggiosi e flessibili, non scettici, timorosi e rigidi. Tutto cambia e questo ci deve portare a cambiare prospettiva nella gestione di un’azienda, che potrà progredire solo investendo su tre requisiti chiave:
– essere un’organizzazione molto più flessibile
– essere un sistema aperto all’innovazione,
– essere un modello attento al contributo umano.
Così si potranno percorrere efficacemente quei passi verso il futuro: studiare, comprendere, normare, inventare, immaginare e sperimentare, utilizzando gli strumenti inventati !
Davide Diurisi